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Storia > della danza a cura di Walter Venditti
IL XV SECOLO
Il XV secolo fu per l’Italia uno dei secoli più tormentato e più difficile di tutta la storia, ma fu nel tempo stesso il secolo nel quale i grandi ingegni, le grandi menti, gli uomini di scienza e di cultura con le loro forti personalità produssero opere grandi, meravigliose, irripetibili.
Questo secolo pieno di cambiamenti politici, di contrasti religiosi in una Italia divisa in tanti stati e staterelbi tutti in botta fra di loro e con politiche interne differenti e nella quale l’intrigo, la falsità, il tradimento, il delitto per diritto di stato erano ammessi e assolti e la lotta per il potere non conosceva ostacoli, pure in mezzo a tutto questo bailamme le più grandi menti, trovarono il luogo e il tempo per quelle opere che noi oggi ammiriamo e veneriamo.
Basti pensare che questo èil secolo di Leonardo alla conte degli Storza; del Tasso alla corte degli Estensi, del Tiziano a Roma. I Papi chiamavano alloro servizio grazie al loro mecenatismo artisti come Michelangelo, Raffaello, Botticelli, Ghirlandaio, il Perugino, Signorelli, Bramante.
Era il secolo dei , della grande e splendida Venezia. Era un’Italia appetibile per le potenze straniere fossero esse francesi o spagnole.
Eppure in mezzo al caos, alle guerre, ai fermenti politici, alle rivoluzioni scientifiche (Copennico), ai fermenti religiosi (Savonarola, Lutero) nasce la danza, quella Danza, con la D maiuscola, come arte, come scienza e come letteratura.
Se tal volta, in privato, i cortigiani possono danzare Frambes e Moresche, in pubblico devono usare il travestimento (costume scenico) necessario tanto da non essere riconosciuti. Questo comporta una certa libertà, licenza insostituibile, che contribuisce con la bellezza e la grazia, alla migliore esecuzione delle medesime.
Scrive il Castiglione: "Che messer Paolo alla sua maniera nelle danze eseguiva dei piccoli salti con ogni mezzo e con noncurante eleganza avendo le gambe rapide e senza minimamente scotere la testa come se essa fosse sostenuta con mezzi invisibili"; di un altro danzatore dice: "Messer Roberto non ha l’eguale quando danza e per ben mostrare la sua sicurezza lascia cadere, danzando, il mantello dalle spalle e le scarpe dai piedi.
L’Accademia Reale di Danza fu fondata da Luigi XIV nel 1661. Il Re nella sua disposizione si esprime così:
"Bien que l’ari de la danse ait toujouns été reconnu l’un des plus honnètes et des plus nécessaires à former le corps, et lui donner les prémières et les plus naturelles dispositions à toutes sortes d’exercises, et entr’autres à ceux des armes, et pan consequent l’un des plus utiles à nonne noblesse et autres qui ont l’honneur de nous approcher, non seulement en temps de guerre, dans nos armées, mais en temps de paix, dans les diventissement de nos ballets; néammoins, il s’est, pendant le desondne et la confusion des derniènes guerres, introduit dans le dii ari, comme dans tous les autres, un gran nombre d’ abus capables de les ponter à leur ruine irreparable.
A quoi etant necessaire de pourvoir, et desirant rétablir le dii ari dans sa penfection, et l’augmenter autant que fame se pourra, nous avons jugé à propos d’etablir, dans nome bonne ville de Paris, une Academie royale de Dan-se, composée des treize menbres des plux expénimentés dudit art [...].
Seguono i nomi del consiglio artistico preposto alla direzione dell’accademia.
In queste note, non dobbiamo dimenticare che alla creazione di un teatro musicale francese ha contribuito in maniera determinante il balletto.
I balletti di conte erano grandiosi spettacoli costituiti da una serie di danze, tenute insieme da una trama allegorico-mitologica, arricchita di buffonate, lazzi e di tutti quegli ingredienti che facevano parte della commedia dell’ante.
Una lunga preparazione teorica e didattica ha dunque reso possibile quello che solitamente viene designato come il primo spettacolo coreografico in una accezione approssimativamente moderna, il Ballet comique de la Reyne rappresentato a Parigi nel 1581.
Anche questo spettacolo ha lontane origini italiane.
Italiana ne fu infatti la promotrice, la regina Caterina de’ Medici, moglie di Enrico Il; italiano fu il realizzatore Baltazanini da Bel-gioioso e italiani i concetti umanistici ai quali la rappresentazione si ispirava, attraverso la mediazione del gruppo della "Pleiade" di Jean-Antoine de Baìf. Baltazanini, come abbiamo detto, era venuto in Francia con Diobono nei primi anni della seconda metà del Cinquecento.
Era uno dei violons dii roi e come tale fu dapprima esclusivamente conosciuto e apprezzato. Presto però si metterà in luce anche come coreografo, curando due spettacoli organizzati da Caterina de’ Medici nel 1572 e nel 1573 per celebrare rispettivamente le nozze del re di Navarra e in onore degli ambasciatori polacchi. Quest’ultimo spettacolo,
detto appunto Ballet des Polonais, ebbe una notevole risonanza, anche per l’importante musica scritta espressamente da Orlando di Lasso.
Ma sarà soltanto otto anni dopo che Baltazanini coglierà la sua grande occasione, ancona dietro sollecitazione di Caterina de’ Medici, con uno spettacolo allestito in occasione delle nozze del Duca di Joyeuse, fratello di Enrico, con mademoiselle de Vaudemont. Fu il celebre Ballet comique de la Reyne (nella grafia antica adottata dal frontespizio del libretto cinquecentesco Baiet comyque de la Royne) rappresentato nella sala del Petit Bourbon il 15 ottobre 1581.
Si trattò di un vero avvenimento mondano e antismico. Il colossale spettacolo - come ci ricorda Luigi Rossi - costato la favolosa somma di quattro milioni di franchi dell’epoca, durava circa sei ore e impiegava macchinosi ordigni che rappresentavano il mare, tntoni, naiadi, boschetti e nuvole entro le quali scendeva lo stesso Giove.
La favola omenica di Cince era pretesto per un gigantesco divertissement in cui intervenivano anche i nobili di corte a rappresentare i più diversi personaggi. Un enorme pastiche in cui ballerini, musici e conisti venivano impiegati senza risparmio.
I testi poetici e il décor furono forniti da due cortigiani, il poeta Chesnaye e il pittore Jacques Patin. La musica fu scritta in collaborazione tra lo stesso Baltazanini e il compositore Beaulieu. La partitura comprende cori, arie vocali, duetti e parti strumentali. Un genere dunque ancora assai ibrido, anche se il titolo e la preminenza dello spettacolo lo indirizzano decisamente al balletto.
Il Ballet comique de la Reyne era strutturato tecnicamente in una ouverture in varie entrées con le azioni pantominuche e nel grand bailet finale. Lo stesso Baltazanini, contemplando con legittima soddisfazione la sua opera che conseguì un successo inaudito con echi immediati in tutta Europa, si vantava di aver soddisfatto, in una vasta sintesi, "l’occhio e l’orecchio".
In effetti si trattò del prototipo di quel ballet de court che assungerà nel secolo successivo ai fastigi donati del Re Sole. Enrico III, che aveva assistito con la madre al balletto di Baltazanini, continuerà a coltivare durante il suo regno lo spettacolo coreografico, ma con una preferenza verso il genere più leggero del ballet mascarade, quasi sempre ispirato a fatti reali, parodisticamente interpretati, piuttosto che verso soggetti mitologici e drammatici.
Da ricordare in Francia, negli anni successivi, sono il Baliet d’Alcine (1610), La delivrance de Renault (1617), Lafolie de Roland (1618). Da segnalare, infine, le creazioni che si vuole siano state direttamente ispirate dallo stesso Richelieu con intenti scopertamente propagandistici fin dai titoli pomposamente encomiastici come Ballet de quatre monarchies chrétiennes (1635) e Ballet de la prospérité des armes de France (1641). Lo scaltro cardinale piegava ai suoi intenti politici anche un genere di spettacolo che incontrava ormai larga popolarità.
Riteniamo necessario in conclusione, spendere una parola, in queste ultime note, su due illustri compositori moderni che, frugando nelle musiche del passato, ci hanno dato opere veramente notevoli: parlo di Ottonino Respighi che scrisse uno splendido poema sinfonico tramutato poi in balletto Antiche Arie e Danze. Questo poema sinfonico fu scritto per liuto e porta la data 1919; una seconda serie di danze fu eseguita nel 1923.
Igor Stravinskij poi, durante un suo soggiorno in Italia, frugando in un vecchio archivio musicale, trovò delle musiche di Pergolesi che utilizzò per il balletto Pulcinella (coreografie di Massine).
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