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Storia > della danza a cura di Walter Venditti > Personaggi
Guglielmo Ebreo da Pesaro
Ci piace ora qui riportare una definizione di Guglielmo Ebreo sull’arte di danzare: "L’arte del ballo dona graziosa presenza, begli atteggiamenti, nobile portamento, soave andatura, movimenti sciolti e leggeri: il ballo insomma è lo studio della personale leggeda, il nemico d’ogni goffaggine e costituisce una delle più degne parti della ginnastica".
Contemporaneo di Domenico da Piacenza, durante un suo soggiorno a Milano dichiarava che dopo trent’anni di magistero non era ancora padrone dell’arte di danzare e citava la sua carriera alla corte di Francesco Sforza a cui dà il titolo di Duca, indicandoci così una data che non può essere anteriore al 1450.
Guglielmo Ebreo, che fu detto anche Giovanni Ambrosio da Pesaro, nel suo manoscritto di 92 fogli dà questa definizione della danza: "Un fatto dimostrativo concordante alla melodia della voce e del suono, composta e realizzata con le sei regole principali, donde la maniera e l’ante adorna coi suoi chiari e scuri i passi e i giri. Senza queste regole non esiste la perfezione nella danza.
Egli consiglia nel suo trattato, ~1i esercitarsi a danzare in controtempo e propone delle forme e delle movenze nel ritmo delle danze di cui descrive la musica e la coreografia citando, onestamente, il suo predecessore e maestro Domenico da Ferrara autore di qualche composizione inserita nella sua raccolta.
Alla Biblioteca Nazionale di Parigi si può consultare questo raro manoscritto, rilegato in velluto grigioverde, con il blasone e le armi dei Visconti, appartenuto in seguito alla casa Reale di Francia.
Leggiamo la definizione della danza lasciataci dall’Ebreo: la chiama scienza ancora liberale assai sublime e alta che più delle altre è conveniente alla natura umana. Questa virtù della danza è un’azione dimostrativa esteriore, dai movimenti spirituali che devono concordare avendo una armonia misurata e perfetta, la quale per le nostre orecchie penetra nella nostra intelligenza e nei sentimenti del nostro cuore, suscitando certamente dolci emozioni.
Guglielmo da Pesano, sempre nel suo trattato, (cosa notevole) dice di essere stato allievo di Domenico da Ferrara. In un sonetto messer Guglielmo celebra l’arte della danza ed espone quali doti si richiedano per essere danzatore perfetto e quali tecniche si debbano possedere. Una cosa ci colpisce nel trattato di messer Guglielmo: pur essendo completo nella parte delle regole, si nota una cosa: fra le danze che egli insegna non fa menzione della pavana che invece figura nei trattati del Camoso e del Negri.
Perché? Eppure troviamo tracce della Pavana in scritti del XIII secolo. Una cosa ci incuriosisce: in un libro spese del ducato di Ferrara troviamo che nell’anno 1475, nel mese di aprile, veniva messo in paga tra i salaniati di quella corte un certo Guglielmo di Fiandra. Ferrara o Fiandra che sia, crediamo trattarsi della medesima persona. Può essere un errore del copista: in quell’epoca le persone di un cento riguardo nelle arti, nelle scienze, nelle lettere ecc. venivano indicate con il loro luogo d’origine dopo il nome.
Dell’Ebreo, a noi resta anche una lettera indirizzata al duca Francesco Sforza dove parla delle figlie e in particolare di Hippolita, duchessa di Calabria, maritata nel 1465 al duca Alfonso che fu per breve tempo ne di Napoli. In questa lettera, mastro Guglielmo parla con grande ammirazione di Hippolita, assai erudita quanto bella e ottima danzatrice. Essa accoglie a Mantova il Papa Pio IX con un discorso in latino di stile classico dimostrando la sua grande preparazione umanistica. Ebreo elogia le sue virtù e la sua umanità e informa il principe che "Ella continua a studiare con grande profitto la danza e che lei medesima ha composto due balli di sua completa invenzione su due canzoni francesi e che il Re suo marito non ha altro piacere ne paradiso sulla terra che di vederla danzare e qualche volta ascoltandola cantare sia nell’intimità sia per fare onore a qualche signore di passaggio".
Citiamo, per inciso, che abbiamo avuto per la prima volta notizia di una danzatrice professionista per le feste organizzate per il matrimonio di Beatrice d’Este con Ludovico Maria Sforzi. Un testimone parla di una giovane fiorentina (che esegui dei giri, dei salti con grande leggerezza, donando uno spettacolo intelligente d’agilità e di bellezza assai provocante; il memorialista aggiunge, in ogni caso, assai pieno di fascino da guardarsi con grande ammirazione.
Altra notizia di cronaca ci viene da Bologna: nel 1492 in occasione delle nozze di Annibale Bentivoglio con Lucrezia d’Este viene allestito un balletto e un cronista dell’epoca ci lascia queste poche note: "Abbiamo visto le ninfe di Diana attaccate da selvaggi fuggire danzando e rifugiarsi presso la dea Venere: ella appare e danzando riconcilia gli uni e gli altri e con una grandiosa danza d’insieme termina l’azione".
Nel 1488 il padre di Raffaello organizza una rappresentazione con le coreografie del Lavagnolo, mettendo in scena un centinaio di danzatori.
Ci piace ora qui riportare una definizione di Guglielmo Ebreo sull’arte di danzare: "L’arte del ballo dona graziosa presenza, begli atteggiamenti, nobile portamento, soave andatura, movimenti sciolti e leggeri: il ballo insomma è lo studio della personale leggeda, il nemico d’ogni goffaggine e costituisce una delle più degne parti della ginnastica".
In questo trattato messer Ebreo non riporta solo le sue danze ma anche quelle di messer Domenico da Ferrara, di Giuseppe Ebreo, un suo allievo anch’egli, e di Lorenzo il Magnifico. In questo suo libretto egli dice di sé:
"Divotissimo discepolo e fervente imitatore del dignissimo cavaliere, messer Domenico da Ferrara, nell’arte del virtuoso e onesto danzare". Di messer Domenico da Ferrara’ si conserva un trattato ben più copioso del trattato di messer Ebreo con il titolo Liber Ballorum nella Biblioteca Comunale di Siena.
E interessante leggere il sonetto con cui messer Ebreo presenta il suo libro perché in esso vi è tutto quanto un ballerino professionista deve conoscere per fare della danza un’arte.
La armonia suave e l’dolcie canto
Che per i’audito passa dentro ai core,
Di gran dolciezza nascie un vivo ardore,
Da cui il danzar poi vien, che piace tanto!
Però di chi tal scienza vuole il vanto,
Convien che sei partiti senza errore
Nei suo concietto apprenda e mostri fuore,
Si com’io qui descrivo, insegnio e canto.
Misura è prima, e seco vuoi memoria;
Partire poi di terren con aire bella,
Dolcie maniera e movimento è poi.
Queste ne danno del danzar la gloria
Con dolce grazia a chi l’ardente stella
Più favoreggia cogli razzi suoi.
Et i passi e ‘giesti tuoi
Sian ben composti, e destra tua persona
Collo intelletto attento a quel che suona.
***
Dal trattato dell’Ebreo voglio dare alcuni termini di danza con il corrispondente in francese in uso oggi:
Capriole intrecciate: Entrechat quatre
Cambio scambiato: Assembié soutenu à gauche
Zoppetto: Coupé en changeant le pied
Molinello: Un tour en marchant sur place
Sottopiede: Coupé
Groppo: Jeté-coupé
Pinlotto o Zunlo: Tour en dedans
Costatetto: Jeté a la seconde
Battuta di piede: Battement frappé
Schisciada: Glissade sur toute la plante des pieds
Capriole spezzate in aria: Cabrioles brisés en l’air
Salto riverso: Saut renversé